La Favola

Una Vespa: sogno di una domenica di fine estate


L’alba che s’intravede col suo flebile chiarore che viepiù illumina col passar del tempo la valle della mia città che, alle falde delle maestose montagne che la circondano, pare accettare il risveglio d’una notte senza fine. Lucida la mia veste verde-oliva, il rombo del motore pieno, quasi sferzante, è pronto per la lunga sgroppata che dovrà sorbirsi per raggiungere la città eterna.

Una domenica, quella di oggi, molto speciale: sono stata invitata a visitare il Quirinale. L’emozione è tanta, ma riuscirò a dominarla, almeno credo. Le prime salite della vecchia statale le affronto facilmente. Col passare dei chilometri, la strada si inerpica sempre più, ma il motore pare sopportare senza soffrire.

Dall’alto noto l’autostrada dei Parchi: già io ho preferito fare la strada d’una volta, quella che mi farà sì giungere a Roma con qualche ora in più, ma mi permetterà di attraversare i verdi boschi della mia passata gioventù. Le prime avvisaglie dell’infernale traffico le avverto alle porte della capitale: mi sembra di inoltrarmi in un imbuto di rumori, di fumi e di suoni che fanno aumentare la mia ansia.

Per fortuna il colle del Quirinale m’appare in tutta la sua eccellenza. Da uno studio da me fatto, inizialmente si chiamava Monte Cavallo per la presenza di gruppi scultorei dei “Diòscuri” . Alzo lo sguardo a sinistra e leggo “Via XX settembre”.

Ci sono, mi dico, e l’ansia aumenta. All’orologio in dotazione scoccano le 9,45. Mi presento all’ingresso del maestoso portone e, già schierati sull’attenti, quattro Corazzieri: mi stanno aspettando. Provo a fare loro un inchino, ma sono di ferro e acciaio e non riesco nell’intento. Loro capiscono e quasi accennano un sorriso di cortesia. Sembra, di fronte alla mia modesta mole, quattro grattacieli, talmente alti che faccio fatica a guardarne i volti. Un corazziere graduato mi saluta e mi invita ad entrare.

Una piccola accelerata e mi ritrovo sul grande piazzale interno a ridosso della imponente scalinata che immette ai saloni del Palazzo. Mi indicano i giardini per poter accedere con meno difficoltà agli stessi. La voglia di scorazzare per qualche minuto lungo i verdi vialetti è grande, ma non si può. Non posso comunque non ammirare con entusiasmo la monumentale Fontana dell’Organo, animata da un organo ad acqua.

2.

Con un po’ di fatica raggiungo il Salone dei Corazzieri (una volta Sala Regia), la Cappella Paolina, gli appartamenti papali: gli affreschi del Salone, come gli stucchi della volta Paolina sono di grande valore artistico. Sul portale principale della facciata del Palazzo è collocata la Loggia delle Benedizioni, disegnata da Gianlorenzo Bernini. In una parola mi è stata data la possibilità di ammirare una grande opera d’arte dell’intero Palazzo, dei Saloni, degli affreschi e degli oggetti di immenso valore in esso contenuti.

La visita termina alle 11,30 e, dopo il saluto ai Corazzieri che mi hanno accompagnato, mi accingo a ripercorrere via XX Settembre. Quasi alla fine della stessa, a ridosso di Piazza della Repubblica, mi attende la visita alle Scuderie dei Corazzieri. Cavalli di rara bellezza occupano i loro ambienti con atteggiamento imponente, quasi altéro: sanno di dover adempiere a compiti di prestigio. Ognuno ha un nome e, all’ingresso del loro box, è affisso il menù del giorno che varia da cavallo a cavallo. Nel soprastante salone il museo che rappresenta quanto di più interessante sia dato di vedere al visitatore.

Rimetto in moto e da via XX Settembre mi dirigo verso Monte Mario, nelle vicinanze del Foro Italico, nella speranza che mi venga data la possibilità di poter visitare Villa Madama, un palazzo sorto nel 1518 sotto il papato di Leone X. Non sarà facile: l’accesso alla stesa è vietato essendo considerata “zona militare” per via della destinazione della Villa per visite di Stato e Ufficiali. Ci proverò. Non appena mi avvicino al cancello di ingresso, dopo aver percorso una stradina, un carabiniere si avvicina e, prima di intimarmi di allontanarmi, si ferma ad ammirarmi: lo stesso ha una mia…collega e ne è innamorato. Giunge poi il custode che s’avvicina e chiedo anche a lui il permesso di una breve visita alla Villa. Con qualche titubanza accettano di farmi accedere al lungo viale in salita che porta a ridosso del palazzo cinquecentesco.


3.

Il Palazzo: una meraviglia delle meraviglie I giardini all’italiana e, anche qui, mi coglie il desiderio di fare una piccola gincana nei vialetti perfettamente allineati e tenuti. Non è possibile, naturalmente. I saloni, con la Loggia di Raffaello che rappresenta il massimo dell’architettura cinquecentesca. Ringrazio per la possibilità, seppur breve, che mi è stata data, rimetto in moto e, dopo la breve discesa, raggiungo lo stadio Olimpico, attraverso il Ministero degli Esteri e il ponte sul Tevere per raggiungere finalmente il ristorante del Circolo Ufficiali dell’Aeronautica che è posto proprio sulle rive del Tevere stesso. Un bel piatto di “Paccheri e code di gambero” m’attende e non me lo farò certo scappare.

Al termine della lunga giornata riprendo la strada per tornare a casa. Ho vissuto momenti di grande gioia. Chi potrà mai dimenticarli?

Ma forse è stato solo un sogno, un sogno di una domenica di fine settembre.

Paolilli Nino

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